Di famiglie e malanni..

Come doula, sto iniziando a raccogliere racconti di malanni di stagione, come madre li affronto già da circa un mese.

Che i bambini frequentino o meno la comunità poco conta, questo è il periodo ideale per iniziare ad avere a che fare con febbri, starnuti, vomito e chi più ne ha più ne metta.

E di qui la grande fatica delle famiglie, specie, di norma, delle madri, per far quadrare benessere, lavoro, equilibri a tutto tondo.

E’ un periodo provante sotto più punti di vista.

In primis, un bambino che sta male, fa stare in allerta, col cuore in pensiero. Poi fa considerare eventuali errori commessi (l’avrò coperto troppo? troppo poco? forse potevo non andare lì o là? all’asilo mi pareva di sentire tossire troppo, forse era meglio tenerlo a casa ecc) perchè, specie per alcuni neogenitori, è complicato pensare che, semplicemente, accade, e non ci sono colpe e responsabilità nel centro per cento dei casi.

Infine espone ad una totale riorganizzazione familiare a livello pratico per tutti i giorni che separano dalla guarigione.

Il carico mentale familiare aumenta esponenzialmente, così è facile aumentino anche le tensioni interne specie se ci sono discrepanze nell’affrontare la situazione.

Mamme e papà hanno pari risorse ed è bello vedere quando entrambi le mettono tutte in campo, permette di notare differenze e cogliere sfumature di accudimento assolutamente personali ed arricchenti.

Ma quando è la mamma da sola a doversi occupare di tutto? che si fa?

Quando la presenza materna è imprescindibile come ci si gestisce? il lavoro ne risente? come viene vista l’assenza per malattia del proprio bebè?

Queste riflessioni sono nate ieri dopo un paio di conversazioni con mamme che seguo; mi duole constatare che la fatica di alcune madri sia quintupla.

Non solo il pensiero di un figlio che sta male ma anche quello di un capo da avvisare, di un giudizio da affrontare, di scelte da prendere e portare avanti cercando di far combaciare tutto.

Certe giornate sono proprio sul filo del rasoio e, come doula, non posso che sostenere, motivare e aiutare con braccia , mani e cuore coloro che seguo.

Chi non sperimenta il bailamme del caos difficilmente lo comprende.

Ciò che spesso mi trovo a dire è che nel tempo ci si organizza meglio, si impara a gestire la tensione in modo più sano e il giudizio esterno con meno peso.

L’esperienza conta anche qui, di norma si prepara un piano b da mettere in azione non appena si annusa il malanno e si impara ad accusare il colpo con meno danno possibile per tutti.

Nel frattempo però ovviamente si attraversa fatica, difficoltà, sconforto e anche senso di inadeguatezza per molti.

Prima o poi ci passiamo tutti, ogni famiglia con le sue dinamiche e peculiarità ma tutti sperimentano la complessità della gestione dei malanni dei bambini.

Mettere in campo tutte le proprie risorse, anticipare i problemi, gestirli con fermezza, avere il piano b in tasca aiutano.

Il tempo è un’ottima risorsa per imparare.

Nel presente invece: chiedete aiuto, specie se vi sentite sopraffatti.

Se avete piacere di condividere nei commenti strategie, consigli o esperienze sentitevi liberi di farlo: lo scambio ha sempre ottimo potenziale.


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