Come life e spiritual coach mi è capitato di rispondere a questa domanda più volte.
Un percorso di coaching può concludersi per diversi motivi; può giungere a termine perchè l‘obiettivo fissato è raggiunto e quindi non si necessita più del supporto del coach, ad esempio. Mi è successo diverse volte e qualche cliente è poi tornato per perseguire con me nuovi obiettivi diversi riallacciando la relazione. Altri invece hanno girato il mio contatto a coloro che potevano aver necessità di un percorso come testimonianza del gradimento del lavoro svolto.
Il percorso di incontri tra coach e cliente può terminare però anche prematuramente per sopraggiunte difficoltà organizzative del cliente; per insoddisfazione o per mancanza di tempo o risorse, anche economiche, da parte del coachee.
E allora, che succede tra coach e cliente?
Partendo dalla base della relazione di fiducia sulla quale si fonda il coaching, il cliente ed il coach si congedano senza giudizio alcuno qualsiasi sia la motivazione addotta. Non è possibile, visto che mi è stato esplicitamente domandato, diventare amici, non è questo il ruolo del coach.
Non è inoltre possibile chiedere di avere la possibilità di veloci scambi per pareri e suggerimenti a percorso chiuso. Il coach perde il polso della situazione non vedendo più con regolarità il cliente e non ha quindi alcun mezzo per poter rispondere in modo sensato e professionale.
Qualsiasi sia il motivo che porta la chiusura del rapporto questa avviene in maniera assolutamente serena; non ci deve essere alcun timore nel comunicare la volontà di interrompere gli incontri.
Il coaching è una risorsa importante, formativa, va vissuta in libertà e coscienza, con responsabilità e consapevolezza. Ed esattamente allo stesso modo va portato a conclusione.
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