Tagliare relazioni familiari

Ogni volta in cui porto alla luce questa immagine vengo travolta, letteralmente travolta, da racconti struggenti.

Da un lato coloro che hanno tagliato. Anni di soprusi, psicoterapia, dolore, fatica, trasformazione e convinzione del gesto compiuto, in tutti questi anni ho incontrato pochissime persone che hanno aggiunto un velo di dispiacere nel raccontare di aver tranciato relazioni con familiari tossici.

Dall’altro lato coloro che vorrebbero disperatamente farlo, sentono di patire e spegnersi, ma non riescono perchè ancora ancorati al dolore, al credo per il quale “è sempre mia madre, padre o chiunque altro”, un po’ come se questa posizione legittimasse di fondo una presenza tossica nelle vite altrui. Non è così.

In materia di tossicità ci dobbiamo rispetto. Ci dobbiamo la forza di spaccare un legame, di piegare una convenzione prima che questa pieghi noi stessi.

In anni di assistenza nella mia professione di aiuto ho ascoltato un gran numero di racconti; alcuni mi hanno provata personalmente e professionalmente. Si rinasce, sempre. Nel recidere i rami morti la natura ci spinge a rifiorire, di questo ho ormai certezza.

La realizzazione è ad un salto dalla paura, dal gancio che ancora consente di venire schiacciati in virtù di un legame di sangue. Spesso la miglior lezione da imparare riguarda la definizione del proprio spazio e valore e l’allontanamento da una condizione che affossa. Convenzioni o no, legami o no, da soli o col giusto supporto si può volare altrove.

E questo val bene una riflessione.


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