Quando una persona mi contatta per raccontarmi la sua situazione metto in campo una prima risorsa: l’ascolto attivo, componente fondamentale del coaching.
A questo accompagno sempre una prima percezione energetica e un inquadramento a tutto tondo. Il mio cliente non ha mai un solo tema sul quale lavorare, molti di loro arrivano da me convinti che sia così ma già dalle prime battute lo spettro si allarga e consente una visione d’insieme che promuove la messa in gioco di più competenze e risorse.
Personalmente, se trovo vi sia possibilità, suggerisco di sfruttare sia le mie competenze relative ai percorsi attivi (coaching, mindfulness) così come a quelli passivi (trattamenti energetici o servizi spirituali).
Nel momento in cui si evidenzia un nodo, una debolezza, una problematica, avere a disposizione più strumenti che agiscono in maniera complementare per supportare e facilitare chiarezza e soluzione penso sia sempre un punto favorevole.
La diversificazione e la stratificazione sono importantissime nel lavoro personale e spirituale di crescita; i servizi attivi consentono di lavorare direttamente la problematica e portano in evidenza il confronto, le risorse spendibili e quelle da costruire, rendono il cliente responsabile e consapevole. I servizi passivi fungono da corollario, aggiungono elementi in tempi più brevi di quelli che la razio consente, portano in luce nodi e snodi con un valore più o meno conscio e permettono quindi di affrontare il problema con più completezza dei dati. Entrambe le modalità consentono di stringere la relazione di fiducia tra operatore e cliente e creano quindi la base per un lavoro continuativo e serio.
Spesso i clienti identificano la loro preferenza in servizi attivi o passivi ma noto con piacere che moltissimi si aprano comunque all’utilizzo assennato anche di fronti diversi.
Pensi anche tu che un approccio integrato faciliti il percorso personale? Qual è la tua esperienza?
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