L’Euristica della Disponibilità

L’euristica della disponibilità, teorizzata da Tversky e Kahneman, è un meccanismo cognitivo per cui la mente umana stima la probabilità di un evento in base alla facilità con cui riesce a richiamare alla memoria esempi di quell’evento.

Non valutiamo la realtà sui dati. La valutiamo su quanto un ricordo è vivido, recente o emotivamente intenso.

Il meccanismo:

Se un ricordo è carico di emozione, il cervello lo archivia come prioritario e lo rende immediatamente accessibile. Quando deve fare una previsione sul futuro, non va a cercare nelle statistiche oggettive, ma pesca dal cassetto più vicino. E il cassetto più vicino è quello del dolore, della paura, dell’ultima delusione.

Di conseguenza, confondiamo due piani distinti:

  1. L’intensità emotiva di un evento passato
  2. La frequenza oggettiva con cui quell’evento si verifica

Come si manifesta nella vita quotidiana e professionale:

  • Nelle relazioni: Una singola esperienza di tradimento o abbandono diventa la lente attraverso cui si leggono tutte le relazioni future. L’ipotesi “verrò ferita di nuovo” appare estremamente probabile, non perché sia statisticamente fondata, ma perché è emotivamente disponibile.
  • Nel lavoro e nell’impresa: Un lancio non riuscito, un giudizio negativo o un investimento non redditizio vengono generalizzati. La mente conclude “non funziona”, “non sono capace”, perché il ricordo del fallimento è più accessibile del ricordo di tutte le volte in cui si è gestita una difficoltà con successo.
  • Nella percezione di sé: Se si è cresciuti in un ambiente in cui lo sforzo non veniva riconosciuto, si tenderà a ritenere altamente probabile un nuovo mancato riconoscimento, anche in contesti completamente diversi.

L’implicazione:

Questa euristica crea un corto circuito: ciò che ci ha fatto più male in passato diventa ciò che riteniamo più probabile in futuro. Si costruisce così una percezione della realtà distorta, orientata alla protezione e non all’espansione.

Non è un difetto di carattere. È una scorciatoia cognitiva che aveva una funzione di sopravvivenza.

Come intervenire in modo strutturato:

Il correttivo non è pensare positivo, ma ampliare deliberatamente il campione di dati disponibili per la mente.

  1. Distinzione tra dato e narrazione: Chiedersi: “Questo è un dato oggettivo o è un ricordo vivido che sto usando come dato?”
  2. Bilanciamento del database mnestico: Per ogni ricordo negativo facilmente disponibile, ricercare intenzionalmente e documentare tre contro-esempi neutrali o positivi. L’obiettivo è rendere disponibili anche altre informazioni.
  3. Valutazione su base statistica, non emotiva: Sostituire la domanda “Quanto mi fa paura che questo accada?” con “Quante volte, su 10, questo è realmente accaduto in contesti simili?”.

La libertà decisionale inizia nel momento in cui si smette di scambiare la familiarità emotiva per verità oggettiva. Se vuoi approfondire possiamo fissare un appuntamento per un counseling su misura per te.

Contatti: mail d.asnaghi@gmail.com

whatsapp (solo messaggi) 3498846462


Scopri di più da dimensionede

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi