Spiritualità e denaro

Scrivo questo articolo sull’onda di una serie di domande che mi sono state poste rispetto alla quotazione relativa specie alla lettura dei registri akashici.

Diversi clienti mi hanno fatto notare quanto io sia sotto la media del costo della mia concorrenza, che non ponga limiti temporali alla lettura come invece molti fanno e che non ponga nemmeno limiti al numero di domande, altra pratica che pare comune.

In primis sono felice che chi si affacci alla lettura abbia voglia di cercare, documentarsi, chiedere. Interpellare diversi operatori è sempre una buona idea nel momento in cui ci risuonano più persone nell’ottica di una lettura. Permette di cogliere differenze, plus e minus, approcci e modalità totalmente personali che posso dare o togliere rispetto all’idea iniziale.

Questo confronto poi apre anche la strada ad una serie di riflessioni, banali credo, ma che vale la pena mettere per iscritto così che possano giungere come ulteriore elemento di valutazione.

Il prezzo di un servizio è calcolato in base ad una serie di fattori oggettivi e una invece di fattori personali.

Chi offre il servizio emette una fattura? o una ricevuta di prestazione occasionale? oppure nulla?

Quanta esperienza ha l’operatore? si aggiorna costantemente? lavora su di sè per rimanere canale propizio? quali competenze ha? qual è il suo background?

Le modalità che ci propone risuonano così come ci risuona la persona che magari abbiamo conosciuto solo attraverso un video o un articolo? L’immagine privata dell’operatore che interagisce con noi è coerente con quella pubblica che ci aveva accattivato?

Le tempistiche che ci vengono proposte sono consone al servizio richiesto? Ci viene proposta una lunghissima attesa? Ci vengono messi davanti tempi stringenti?

Di base queste mi sembrano delle prime domande utili a scremare.

Mi sento poi di dire che, ovviamente, ogni operatore lavora secondo le modalità che ritiene opportune e che sono, a parer mio, insindacabili.

Non c’è modo per cui un operatore possa giudicare costi o modalità del lavoro altrui; nel farlo perderebbe professionalità, questo è palese.

Ecco perchè, appunto, quando mi viene fatto notare quanto le mie modalità ed i miei costi siano atipici io in realtà non possa far altro che prenderne atto e tacere.

Lavoro secondo coscienza, cosi come sono sicura facciano anche gli altri.

Per me l’accesso popolare alla lettura dei registri è un requisito fondamentale; li ritengo uno strumento talmente potente che debba essere quanto più fruibile possibile. Di qui la scelta di un prezzo più contenuto che, vi garantisco, comunque per molti pesa visti i tempi che corrono.

Mi piace sempre avere uno scambio successivo alla lettura, ormai lo sapete. Questo avviene in mail o su skype e non ha alcun costo aggiuntivo. Perchè dovrebbe? è per me parte integrante del processo della lettura! dare chiarimenti, sciogliere dubbi, spiegare immagini e condividere sensazioni arricchisce voi tanto quanto me.

Qualsiasi sia il motivo che vi spinge a ricercare il vostro lettore o la vostra lettrice di registri non fatevi frenare dal prezzo; sempre che sia ragionevole ovviamente, tenetene conto al pari di tutta un’altra serie di fattori.

La scelta della persona giusta è fondamentale e attendere un attimo per raccogliere tutte le informazioni possibili è un ottimo investimento a parer mio.

Spero di aver portato elementi utili alla vostra ricerca, resto a disposizione nei commenti ed in mail a d.asnaghi@gmail.com se aveste dubbi o domande.

Grazie per avermi dedicato il vostro tempo leggendomi, a presto!

Di famiglie e malanni..

Come doula, sto iniziando a raccogliere racconti di malanni di stagione, come madre li affronto già da circa un mese.

Che i bambini frequentino o meno la comunità poco conta, questo è il periodo ideale per iniziare ad avere a che fare con febbri, starnuti, vomito e chi più ne ha più ne metta.

E di qui la grande fatica delle famiglie, specie, di norma, delle madri, per far quadrare benessere, lavoro, equilibri a tutto tondo.

E’ un periodo provante sotto più punti di vista.

In primis, un bambino che sta male, fa stare in allerta, col cuore in pensiero. Poi fa considerare eventuali errori commessi (l’avrò coperto troppo? troppo poco? forse potevo non andare lì o là? all’asilo mi pareva di sentire tossire troppo, forse era meglio tenerlo a casa ecc) perchè, specie per alcuni neogenitori, è complicato pensare che, semplicemente, accade, e non ci sono colpe e responsabilità nel centro per cento dei casi.

Infine espone ad una totale riorganizzazione familiare a livello pratico per tutti i giorni che separano dalla guarigione.

Il carico mentale familiare aumenta esponenzialmente, così è facile aumentino anche le tensioni interne specie se ci sono discrepanze nell’affrontare la situazione.

Mamme e papà hanno pari risorse ed è bello vedere quando entrambi le mettono tutte in campo, permette di notare differenze e cogliere sfumature di accudimento assolutamente personali ed arricchenti.

Ma quando è la mamma da sola a doversi occupare di tutto? che si fa?

Quando la presenza materna è imprescindibile come ci si gestisce? il lavoro ne risente? come viene vista l’assenza per malattia del proprio bebè?

Queste riflessioni sono nate ieri dopo un paio di conversazioni con mamme che seguo; mi duole constatare che la fatica di alcune madri sia quintupla.

Non solo il pensiero di un figlio che sta male ma anche quello di un capo da avvisare, di un giudizio da affrontare, di scelte da prendere e portare avanti cercando di far combaciare tutto.

Certe giornate sono proprio sul filo del rasoio e, come doula, non posso che sostenere, motivare e aiutare con braccia , mani e cuore coloro che seguo.

Chi non sperimenta il bailamme del caos difficilmente lo comprende.

Ciò che spesso mi trovo a dire è che nel tempo ci si organizza meglio, si impara a gestire la tensione in modo più sano e il giudizio esterno con meno peso.

L’esperienza conta anche qui, di norma si prepara un piano b da mettere in azione non appena si annusa il malanno e si impara ad accusare il colpo con meno danno possibile per tutti.

Nel frattempo però ovviamente si attraversa fatica, difficoltà, sconforto e anche senso di inadeguatezza per molti.

Prima o poi ci passiamo tutti, ogni famiglia con le sue dinamiche e peculiarità ma tutti sperimentano la complessità della gestione dei malanni dei bambini.

Mettere in campo tutte le proprie risorse, anticipare i problemi, gestirli con fermezza, avere il piano b in tasca aiutano.

Il tempo è un’ottima risorsa per imparare.

Nel presente invece: chiedete aiuto, specie se vi sentite sopraffatti.

Se avete piacere di condividere nei commenti strategie, consigli o esperienze sentitevi liberi di farlo: lo scambio ha sempre ottimo potenziale.

Life coaching: primo incontro

Spesso, quando parlo di coaching, mi trovo a spiegare che cosa accada nella prima ora di incontro col Cliente.

Ho avuto modo di constatare che molti non abbiano idea di cosa possa accadere in questo spazio; proprio il non conoscere per qualcuno è fonte di ansia, tensione o paura.

La premessa dalla quale partire è questa; il Cliente ha riconosciuto di aver necessità di un supporto che ha individuato nel coaching, ha ricercato un coach che risuonasse e ha fissato il suo primo appuntamento.

In questa prima ora, personalmente, lascio libero il cliente di muoversi nel racconto di sè come meglio crede. E’ un tempo in cui è fondamentale il fluire libero che fornisce già al coach elementi sui quali poter lavorare.

Non ha importanza che il racconto sia lento o concitato, non importa che ci siano salti temporali, non conta quanti dettagli vengano alla mente e quanti invece omessi, è fondamentale solo il fluire libero.

Il coach lavora in assenza di giudizio, è quindi importante che il Cliente si senta accolto, che senta il coach come alleato, come figura che sta dalla sua parte.

La prima ora è anche un’ottima occasione per impostare l’obiettivo concreto e fattibile che il Cliente vuole raggiungere col percorso insieme al coach.

Dal canto suo il coach può già identificare una serie di modalità e strumenti per iniziare a perseguire gli obiettivi del Cliente grazie a questo primo racconto di sè che ha modo di ascoltare.

L’accoglienza, la serenità, la liberta di esprimersi e il non giudizio sono caratteristiche fondamentali sia del primo incontro che di tutti i successivi.

Personalmente ricevo online o al domicilio del cliente così che l’ambiente sia sempre familiare per chi si rivolge a me.

Il primo incontro è un momento ricco di emozioni e denso di informazioni, è per questo motivo che faccio sempre seguire una piccola relazione di quel che è stato trattato, questa serve a coach e Cliente per fissare l’attimo e vedere il primo quadro della situazione.

Normalmente la cadenza degli incontri è quindicinale, nessuna regola granitica però per me, sono sempre disponibile ad accogliere variazioni che accorcino o allunghino i tempi in base alle esigenze del Cliente e dell’obiettivo da raggiungere.

Se stai pensando di rivolgerti ad un coach spero tu abbia trovato utile questo articolo, se ci fossero curiosità o domande puoi scriverle nei commenti o contattarmi scrivendo una mail a d.asnaghi@gmail.com

A presto!

Fidarsi e affidarsi ad un life coach

Dice il De Mauro che fidarsi significa: avere fiducia in qcn. o qcs.: fidarsi di un amico, non mi fido della mia memoria 2.fam., avere il coraggio, la sicurezza di fare qcs.: non mi fido a tuffarmi, il trampolino è troppo alto

Dice sempre il De Mauro che affidarsi significa:  abbandonarsi alla benevolenza, alla protezione di qcn.: mi affido alla tua clemenza; confidare in qcn. o in qcs.: affidarsi alla provvidenza 2.fidarsi di qcn., qcs., fare assegnamento su qcn., qcs.

Nella mia scelta di divenire life coach questi due verbi hanno avuto enorme peso sin dal principio.

Ecco perchè li considero fondamentali nella relazione che instauro col Cliente.

Il life coach è uno strumento potente di trasformazione e motivazione, un gancio poderoso per estrarre dal Cliente tutte le risorse e le potenzialità che non riesce ad individuare e/o padroneggiare in autonomia.

E’ una guida salda e positiva che accompagna il Cliente ad emanciparsi facendo leva sulle proprie competenze estratte.

Capite bene quanto sia fondamentale fidarsi ed affidarsi al coach migliore per noi. Questi due verbi incarnano l’essenza della relazione tra coach e Cliente.

La fiducia del fidarsi si pone come substrato nutritivo della relazione, la rende rigogliosa e fiorente, positiva e propositiva. L’assegnamento dell’affidarsi dimostra l’accoglienza della relazione da parte sia del coach che del Cliente come fosse una danza che prevede il concatenarsi dei rispettivi passi.

Ed è proprio così che mi piace pensare al lavoro che si porta avanti tra coach e Cliente, un insieme di passi che avvicinano ogni volta di più alla meta. Un progresso costante che viaggia al ritmo giusto, nè troppo lento nè troppo veloce, dettato proprio dalla profonda relazione che si instaura.

Alla luce di queste riflessioni; ti (af)fideresti ad un coach? quali problematiche potresti lavorare nel percorso?

Se ti va fammelo sapere nei commenti o privatamente!

A presto!

Che domande posso fare in una lettura dei registri akashici? terza e ultima parte

Siamo arrivati all’ultima parte di questo mini percorso nel quale mi è parso utile darvi risorse concrete basate sulla mia esperienza di lettrice, per poter porre al meglio le vostre domande in una lettura dei registri akashici.

Nel blog trovate due precedenti articoli che consiglio di leggere in modo da avere un’immagine completa delle possibilità aperte.

Andiamo quindi a vedere insieme un’ ultima serie di domande:

  • lavorativamente sono sulla strada giusta? (quando avete davanti a voi più possibilità, quando sentite che qualcosa vi sfugge o siete insicuri sul da farsi in campo professionale)
  • cosa mi riserva il futuro in campo….(per avere un’idea generale di eventi in arrivo, persone che possono avere un’influenza o un’importanza particolare nelle vostre vite)
  • chi sono e cosa faccio nelle mie vite parallele? (nei registri è possibile indagarle quindi potreste ricevere informazioni utili anche da questi vissuti)
  • chi ero e cosa facevo nelle mie vite passate? (anche in assenza di problematiche che potreste trascinarvi sono informazioni arricchenti che potrebbero dar spiegazione a diversi ambiti della vostra attuale incarnazione)
  • chi sarò nella mia prossima vita? (i registri contengono le vite future, in caso di ansia verso il futuro, verso l’ignoto qui potrete ricevere informazioni ad hoc)
  • chi è il mio spirito guida? (a volte capita di percepirlo ma non essere certi, si colgono segnali ai quali poi non si sa dare spiegazione, qui si potrebbero trovare spunti utili)

Con questo elenco ho terminato la lista delle domande più gettonate che ricevo ogni giorno nelle letture che svolgo; mi auguro di avervi dato spunti proficui sulla formulazione delle domande a livello pratico in modo che possiate sempre massimizzare la resa delle letture akashiche.

Ovviamente ci sono altri generi di domande possibili, altri temi che è possibile toccare nelle letture, non esitate nel farvi consigliare dal lettore o dalla lettrice che scegliete nella loro formulazione in modo che sia chiara e conveniente per ottenere risposte mirate alle vostre esigenze.

Resto sempre a vostra disposizione nei commenti o via mail a d.asnaghi@gmail.com

A presto!

Ulteriori esempi per “cosa posso concretamente chiedere ai registri akashici”?

Nel momento in cui ci si affaccia alla lettura dei registri akashici viene spontaneo domandarsi quali siano i quesiti che è possibile porre. Ti consiglio di leggere qui la prima parte di questo articolo per trovare le indicazioni iniziali che ho raccolto in base alla mia esperienza di lettrice.

In questo secondo blocco andiamo ad indagare ulteriori tematiche tramite esempi:

  • che rapporto animico ho con XY? (quando ci sono relazioni non chiare, quando vogliamo approfondire il legame stretto con un’anima in particolare, quando qualcuno ci risuona in maniera spiccata)
  • sono in un percorso di fiamma gemella? (molte fiamme sospettano in autonomia di esserlo e non sono affatto sorprese dalla risposta affermativa che ricevono, è possibile anche conoscere – se la guida lo ritiene opportuno – il nome della fiamma)
  • ho un’anima gemella? è previsto che io incontri la mia anima gemella? (in primis distacchiamoci dall’idea per la quale l’anima gemella sia qualcuno con cui intrattenere una relazione sentimentale-sessuale, l’anima gemella potrebbe benissimo essere una vostra amica, vostro padre, un fratello!)
  • cosa posso fare per….? (riempire a sentimento, quando accadono eventi o si vivono situazioni talmente complesse che non si trovano risorse allora le parole di Akasha possono aiutare a ritrovare la bussola)
  • ho nodi o debiti karmici? (il ripetersi di situazioni può indicarne la presenza, quando qualcosa non risuona nonostante il lavoro personale fatto, quando sembra che ogni sforzo sia vano questa domanda può ribaltare la situazione)
  • sono sul percorso giusto? è questa la strada giusta per la mia anima? (quando si compiono scelte coraggiose, quando si incontra il cambiamento o lo si percepisce come necessario, quando siamo gli unici a vedere una via)

Questo altro materiale merita riflessioni profonde e apre ulteriori connessioni, lo so.

Ecco perchè mi fermo per dar spazio a tutto ciò che risuona dentro voi prima di indicare ulteriori domande possibili.

Sono a disposizione in mail a d.asnaghi@gmail.com o qui nei commenti prima che ci si affacci all’ultima parte di questo articolo.

A presto!

Riflessioni sul cambiamento

Questa immagine mi è capitata sott’occhio “casualmente” stamattina presto.

Per chi non conosce la lingua inglese, sotto ai primi due cerchi c’è scritto: “cosa vedono le persone quando cambi”; sotto la successiva figura invece “come è stata davvero la tua evoluzione”.

In primis: ciò che ci appare (nei nostri occhi, nel nostro immaginario, nel nostro sentire) rispetto al cambiamento altrui non è mai ciò che il vero cambiamento altrui è stato.

L’immagine degli altri si processa sempre attraverso nostri personalissimi filtri, filtri a bagno nei nostri condizionamenti e nelle nostre credenze.

Che ovvietà!

No, affatto.

Pensate a quante volte avete realizzato che accanto a voi qualcuno fosse cambiato. Magari anche una persona che vive con voi, sotto lo stesso tetto. E quante volte avete esclamato “non sei più come prima!” oppure “sei diverso/a!”.

Eppure non si cambia dalla sera alla mattina, l’evoluzione richiede per chiunque tempo, lavoro, fatica, processi emozionali, piccole e grandi rivoluzioni su più livelli.

Ebbene, nella stragrande maggioranza dei casi noi queste meravigliose fasi le perdiamo completamente di vista e apriamo gli occhi un giorno all’improvviso e quasi accusiamo l’altro perchè è diverso da prima, da come noi siamo sempre stati abituati a conoscerlo, dall’immagine che ormai avevamo dentro noi di quella persona, qualsiasi fosse il suo ruolo.

Quella persona però è stata sotto ai nostri occhi , si è trasformata ogni giorno un poco, ha lavorato passo passo al suo cambiamento ma noi niente, abbiamo colto solo la parte finale del processo e nessuna sfumatura nel mezzo.

Questo accade sia con persone che non vediamo per lungo tempo (e siamo forse giustificati allora?) sia con coloro che viviamo quotidianamente. Perdiamo dettagli, continuamente. Perdiamo momenti, continuamente.

Perdiamo l’occasione di cogliere quanto sia preziosa la trasformazione.

Osserviamo, di più, meglio. Proviamoci almeno.

Il processo può essere arricchente per tutti. Anche per chi osserva.

Che domande posso fare concretamente nella lettura dei registri akashici?

Questa è la prima domanda che mi viene posta quando qualcuno inizia ad interessarsi ai registri, ho pensato quindi potesse essere utile indicare una serie di esempi concreti di domande già formulate.

Ho già parlato qui di ciò che si possa domandare nei registri citando dei temi ricorrenti. Questo articolo mira invece a fornire una prima serie di domande già pronte, certamente non perchè siano uno strumento da copia e incolla, quanto più per mostrare concretamente come si formulino i quesiti visto che moltissime persone trovano difficoltà nel comprendere come porre le loro domande in forma scritta.

Grazie alla mia esperienza ho raccolto una serie di quesiti dai quali potete -se avete piacere- partire per rimodellarli così che aderiscano al vostro sentire e diventino le domande giuste per voi nella vostra personalissima lettura.

In questo articolo ne citerò una prima parte considerando variazioni e micro spiegazioni, in seguito pubblicherò altre sezioni così che la lettura risulti fluida e non abbondante visto il carico emozionale del tema proposto.

Ecco la prima parte:

  • qual è il il mio scopo in questa incarnazione? (perchè sono qui? perchè ho scelto di nascere qui? -sulla terra- perchè questa incarnazione?)
  • da dove proviene la mia anima? qual è l’origine della mia anima? (specie quando si prova un senso di non appartenenza questa domanda può fornire materiale utile da elaborare)
  • perchè ho scelto questa famiglia? perchè ho scelto questa madre/questo padre? (ebbene sì, scegliamo i nostri genitori! specie in presenza di relazioni complesse questi quesiti vi torneranno utili)
  • perchè ho scelto questo luogo? perchè mi sono incarnato/a proprio qui? perchè ho scelto di incarnarmi in questo paese? (quando non si sentono radici coi luoghi in cui si nasce e cresce, quando si sente di appartenere ad altrove, quando radicarsi è complesso)
  • perchè ho scelto questo nome? (anche il nostro nome ha una componente importante nelle scelte che possiamo compiere prima di incarnarci, utile nei casi in cui non si senta sintonia con esso)
  • perchè mi è capitata questa esperienza? perchè mi è successa questa cosa? che cosa devo imparare da quel che mi è accaduto? (quando un avvenimento non ci porta da nessuna parte, quando soffriamo per un evento, quando non riusciamo a vedere un senso in alcune situazioni)
  • perchè ci sono situazioni che si ripetono nella mia vita? perchè mi succede sempre così? (quando riconosciamo uno schema negli eventi o nelle relazioni e non capiamo come spezzarlo o perchè si ripresenti sempre e/o ciclicamente)

Queste la prima parte di domande, nei prossimi giorni andremo oltre con nuovi esempi e temi.

Se avete già qualche domanda o considerazione a riguardo potete scrivermi a d.asnaghi@gmail.com oppure commentare qui sotto, lo scambio è sempre proficuo per tutti.

A presto!

Ma con la cromopuntura sentirò dolore?

Questa è una delle domande che mi sento rivolgere più spesso in tema di cromopuntura.

Considerando che per questa tecnica non si utilizzano aghi ma una penna con una punta in quarzo ialino che irradia fasci di luce colorata la risposta è: no, nella seduta di cromopuntura non si avverte alcun dolore, non fatevi ingannare dal suo nome!

Le sedute avvengono in presenza, il Cliente si sdraia comodamente e riceve il trattamento in tutta tranquillità. La cromopuntura è non invasiva e priva di controindicazioni.

Essa lavora su specifici punti recettori del corpo che vengono stimolati grazie a fasci di luce colorata che agiscono su piani di energia molto profondi; si agisce sui meridiani della medicina cinese. Questi fasci di luce trasmettono un’informazione alle cellule permettendogli di recuperare la loro energia e ritrovare il naturale equilibrio.

La stimolazione diretta del colore su punti particolari del corpo provoca una reazione diretta sui sistemi linfatico, nervoso ed energetico, essa agisce infatti direttamente sui sette organi del cervello.

Durante i trattamenti di cromopuntura si lavora con colori complementari a seconda del risultato che si vuole stimolare. Questa tecnica inoltre pone particolare attenzione alla componente emotiva dei sintomi raccontati dal Cliente.

Di fatto la cromopuntura ripristina l’equilibrio energetico, può venire sperimentata sia da sola che in combinazione con altri percorsi terapeutici senza che interferisca. Il trattamento è non sintomatico, non agisce quindi in maniera diretta sul dolore ma tende a riequilibrare il disturbo energetico di base che lo ha generato.

I benefici della cromopuntura sono percepibili già durante la seduta che, di norma, dura un’ora.

Conoscevi questa tecnica? l’avevi mai sperimentata?

Se necessiti di maggiori informazioni su questo tema contattami in mail a d.asnaghi@gmail.com e sarò lieta di rispondere ai tuoi quesiti.

Samhain, vigilia di Ognissanti

Siamo finalmente giunti al momento che preferisco della ruota dell’anno. Attendo il 31 ottobre sempre con grande entusiasmo ed emozione profonda. Da quando sono madre questa sensazione si amplifica perchè amo profondamente condividere con i miei figli la magia di questa giornata.

Samhain è infatti il mio sabba preferito; esso segnava la fine dell’estate negli antichi calendari agricoli celtici.

A Samhain la Dea è Crona, ci ricorda che per poter progredire dobbiamo saper un attimo fermarci e riflettere lasciando andare ciò che non ci serve, è tempo di raccogliere i pensieri e far tesoro delle nostre esperienze per renderle base per il futuro.

A Samhain si suol dire che il velo tra il mondo dei vivi e quello dei defunti sia più sottile, aumenta in molti la necessità di connessione coi propri cari mancati. Per mia esperienza la visita dei defunti al cimitero ha una valenza esclusivamente simbolica, è infatti questo il luogo in cui è meno probabile essi siano. Se cerchiamo intima e profonda connessione con loro sarà decisamente più semplice trovarla nelle loro case, nei luoghi del loro cuore, vicino a chi hanno amato in vita. Sconsiglio ai non esperti pratiche di divinazione, pratiche spiritiche proprio a cavallo di questi giorni, senza troppi dettagli la mancanza di esperienza vi può esporre a spiriti burloni.

Per chi invece è avvezzo alle pratiche questi sono giorni preziosi in cui alcune capacità sembrano proprio amplificarsi così come la voglia di sperimentare e mettersi in connessione.

Samhain resta in ogni caso un ottimo momento per rendere onore ai nostri defunti, ci sono diverse azioni che possono comunque connetterci a loro e permetterci di celebrarli:

  • possiamo allestire un altare con le loro foto
  • far loro offerte sotto forma di fiori o pensieri
  • possiamo preparare un piatto in più e servirlo alla nostra tavola la sera per offrirlo proprio ai cari mancati
  • possiamo ricordarli cucinando piatti che prevedono ricette che ci siano state tramandate dai nostri avi (io di norma cucino ciò che mi ricorda mia nonna paterna che mi ha accudita per anni e che ho visto cosi tanto ai fornelli)
  • possiamo intagliare zucche coi bambini spiegando loro la tradizione ad esse legata, la storia di Jack o’ Lantern, ubriacone irlandese che vinse il diavolo
  • possiamo meditare pensando ai risultati raggiunti e a quelli ancora da porre
  • è un buon momento per definire nuovi obiettivi per l’anno che viene
  • possiamo usare questo periodo per far ricerche, scoprire chi fossero i nostri avi, cosa possono averci tramandato, quali siano gli insegnamenti che possiamo trarre dalle informazioni che ricaviamo nelle nostre vite. Ascoltate gli anziani, avranno sicuramente parole da spendere sui loro nonni, sui vostri antenati in genere, sono racconti preziosi che arricchiscono la storia familiare e che potrete poi voi stessi tramandare ai vostri figli
  • per chi pratica è questo anche un buon momento per un incantesimo di protezione per la famiglia

Qualsiasi sia il vostro credo, qualsiasi sia il programma che avete per oggi o domani, abbiate cura di prendere un momento di riflessione e raccoglimento interiore, abbiate sempre cura del vostro sentire.

Felice Samhain a tutti voi!